sabato 2 novembre 2019

I primi due (2) atti del tuo successo



Tutti pensano di fare grandi cose. È naturale. Grandi progetti. Grandi aspettative. Grandi speranze. Si tratta proprio di una caratteristica che ci accomuna come essere umani. Se però facciamo bene attenzione al significato dei termini che utilizziamo, questo vuol dire che, nella grandezza, l’unica cosa certa è che tu, sei uno dei tanti. Preso atto della situazione, non ti arrendi. Questo è sicuro. Sei uno tosto. Inizi così a spararle grosse. Inevitabile. Vuoi fare la differenza. Giusto. È normale. Fanno così anche gli altri. Per questo le spari sempre più grosse. Si tratta di una tattica standard. Da sempre è così. Ecco allora, di nuovo, che, nel pensare alla grande, nell’agire alla grande, nell’operare alla grande, sei come chiunque altro e non fai quindi proprio nulla di grande! Molte persone, come te, stanno già convergendo, proprio in questo momento, verso la tua stessa identica meta. Devi esserne consapevole. Solo una strage, a cui per altro tu dovresti sopravvivere, ti vedrebbe fra i favoriti. Violenze, attentati terroristici e guerre, servono a questo, per affermare la grandezza di una parte che schiaccia l’altra sotto il suo scintillante tallone di ferro. Un attimo però. Chiariamoci subito. Non sto dicendo di abbandonare i tuoi progetti, le tue aspettative, le tue speranze. Il fatto è che stai per affrontare una competizione fratricida, sterile e dunque folle. Stai provando a pescare in mare aperto, con tutte le complicazioni del caso. Sei attratto dalle grandi possibilità. Senza prendere in considerazione la burrasca, la tempesta, il mare grosso, mesi interi senza poter toccare terra, la possibilità del disorientamento, parti. Come chiunque altro.

Per farmi capire meglio, in questo breve scritto, cercherò di aggiornarti su come, quando e perché, un gruppetto di pittori disadattati, un paio di secoli fa, utilizzarono metodi non convenzionali, in un ambito tradizionale, ottenendo il riconoscimento che secondo loro dovevano avere. Pensavano non alla grande. Alla grandissima. Così tanto, da lavorare fin dentro al dettaglio, sul particolare, per gli altri insignificante, avendolo trascurato superficialmente.


A partire dalla tenera età, viene insegnato a tutti noi di puntare sempre al meglio. In famiglia, a scuola, nello sport, nella musica, con le amicizie e anche nell’amore, dobbiamo sempre primeggiare, fare qualcosa di grande, per essere unici, originali e riconosciuti. Stessa cosa quando cresci, lavori e intraprendi. Il fatto è che questa grandezza non è proprio ciò di cui abbiamo bisogno. L’abbiamo già detto prima. È qualcosa che fanno tutti, con tutti i mezzi, non c’è nulla di autentico, c’è solo l’omologazione in quest’idea di grandezza. Ecco la difficoltà dei più. Frequentando persone, luoghi e istituzioni, così dette di prestigio, stiamo definitivamente sabotando la nostra possibilità di affermazione. Andiamo in ordine però altrimenti non ci capiamo. A metà del 1800 Parigi era il luogo dove ogni artista che si definiva tale, voleva vivere. Una meta ambita, dove nessuno voleva essere da meno. Questo diventò ben presto un problema non indifferente. La competizione era serratissima. In molti andarono in difficoltà. Al Cafè Guerbois, nel quartiere Batignolles, a due passi da Monmatre, alcuni di questi artisti spiantati s’incontravano ogni sera. Si trattava di Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Paul Cézanne e Frédéric Bazille che, sotto la guida dell’attempato Édouard Manet, discutevano animatamente e con trasporto genuino di arte, filosofia e amore. Ciò di cui però avevano un disperato bisogno era di fare affari. Il 1863 fu l’anno in cui si aprì uno spiraglio. Concentrarono tutta la loro attenzione per riuscire a esporre le loro opere, nella mostra ufficiale del Salone delle Belle Arti al Louvre che si teneva ogni due anni. Si trattava di un mostra d'arte molto prestigiosa. Prima dell’annuncio della data dell’esposizione i più grandi artisti d’Europa entravano già in competizione. Ognuno presentava i suoi migliori dipinti, ma solo per essere presi in considerazione da un gruppo ristretto di giudici. Solo le opere accettate sarebbero state appese nella sala espositiva per ben sei settimane. Alla mostra, la gente si affollava attorno ai loro artisti preferiti. I migliori pittori venivano premiati con medaglie. La loro celebrità dipendeva spesso dal risultato ottenuto in quell’unico evento. I migliori venivano compensati anche finanziariamente. Insomma, per un artista, a quel tempo, il Salone del Louvre era tutto. Questione di vita o di morte. I pittori disperati del Cafè Guerbois si facevano la stessa identica domanda di tutti gli altri. Come poter esporre un dipinto al Salone. Negli anni precedenti i loro quadri erano stati sistematicamente respinti. Sempre. Senza un opera presente nella mostra non c’era alcuna possibilità di competere. Come dire, senza andare in mare aperto, non c’è alcuna possibilità di fare una buona pesca. Nessuno s’interessava al loro lavoro. Per i critici, il giudizio era unanime, le opere di quei disperati erano solo uno scherzo della natura. Qualcosa però doveva essere fatto. Monet stava morendo di fame. Renoir non aveva neanche un soldo per inviare la lettera di richiesta per partecipare alle selezioni. Il problema con il Salone era che le opere esposte erano molto tradizionali. I dipinti dovevano essere creati meticolosamente, adeguatamente illuminati e caratterizzati da un design convenzionale. Il pubblico si aspettava opere incentrate su soldati, donne bellissime o animali della mitologia o della storia. Il piccolo gruppo al Café Guerbois non vedeva però le cose in quel modo. Per loro, l'arte, era esprimere scene della vita di tutti i giorni. Una donna mentre fa il bagno. Le strade di Parigi. Il lungo Senna. Un giorno di pioggia. Un tramonto sul lungomare, fiancheggiato da edifici. Barche a vela in movimento. Per loro, la realtà stessa era l’arte. A differenza dei dipinti finemente curati del Salone, il loro lavoro sembrava grezzo, ancora da finire e da mettere a punto. I colori si separavano fra le pennellate. Quest’ultime  risultavano corpose e troppo marcate sulla tela, mentre la tradizione le voleva ben confuse nell’opera stessa. La rappresentazione voleva mostrare la vita reale. Lo stile artistico convenzionale era però tutt'altro che veritiero. La finzione era la norma.


Comunque sia, quell’anno, migliaia di opere furono scartate dalla commissione giudicatrice. C'è un limite a tutto. Le proteste si fecero sentire così tanto che, Napoleone III° in persona, autorizzò un esposizione parallela delle opere scartate. Al Salone dei Rifiuti riuscirono a esporre anche Monet, Pissarro e Manet che però, con la sua opera Colazione sull’Erba, suscitò uno scandalo inverosimile. Il quadro fu tacciato di vergognosa indecenza. Le immagini classiche, secondo i critici più bigotti, venivano trasfigurate licenziosamente. La situazione divenne incresciosa. L’imperatore stesso s’interessò dell’accaduto. Dopo aver visto, di persona, il quadro disse che, si trattava di un offesa diretta alla borghesia. Insopportabile. La mostra prese una piega inaspettata dagli organizzatori. Critiche e derisione, degli stessi parigini, decretarono l’insuccesso dell’esposizione non ufficiale e quindi di tutti i loro artisti. Fra questi, la cricca del Cafè Guerbois su tutti. La situazione però, per quest'ultimi, soprattutto dal punto di vista economico, si faceva sempre più drammatica. Avevano fatto così tanti sacrifici per partecipare a quell’evento. Riponevano molta speranza nel Salone. Fu un fallimento su ogni fronte. Il Salone ufficiale viceversa ebbe molto successo. Dal 13 Novembre 1864, per decreto imperiale, venne dunque realizzato ogni anno. La competizione s’iniziò a farsi ancora più serrata. Nel 1865, Manet riuscì a presentare un suo dipinto. Olympia. Ritraeva una bella e giovane prostituta, nuda, che fissava con le sue pupille asimmetriche, chiunque la osservasse. La situazione era imbarazzante. Sorprendentemente, il Salone accettò il dipinto, rendendosi poi conto che era stato un errore imperdonabile. Il giornalista Antonin Proust scrisse: "Solo le precauzioni prese dall'amministrazione hanno impedito che il dipinto fosse forato e strappato". Mettere un nudo in un contesto così classico era stato un azzardo. La situazione non era più accettabile, per nessuno. Il gruppetto stesso degli artisti non convenzionali considerò le opzioni a sua disposizione. La prima. Continuare a provare con il Salone. Incessantemente. Un grande evento dalle proporzioni internazionali è una grande opportunità. Chi fosse riuscito a farsi apprezzare li, sarebbe stato conosciuto subito in tutto il mondo. Ricchezza e notorietà sarebbero stati garantiti in un attimo. La realtà però non era stata quella. Ogni volta che esponevano le loro opere in quel contesto, veniva sempre, immancabilmente massacrati, ogni volta, non solo dai critici. La pesca in quel grande mare era stata sempre un fallimento. La seconda. Lasciarsi andare. Gli attacchi erano veramente troppo pesanti. Si scendeva anche sul personale. Aveva ragione chi era disgustato dal loro lavoro. Meglio abbandonare. Farsi dimenticare. La pesca non faceva proprio per loro, men che meno andare a largo sul mare. Meglio ritirarsi. Terza opzione. Provare a organizzare una propria esibizione. La prima opzione era convenzionale, standard. Dovevano solo modificare il loro stile, piacere agli altri, nulla di più scontato. La seconda, era legata più che altro allo sconforto che fortemente si radicava nell’ipocrisia di coloro che giudicavano le loro opere, senza comprenderne a fondo l’operato e la portata innovativa. La terza, probabilmente, era l’unica che poteva garantire almeno la promessa di una libertà artistica. Almeno si poteva prendere il largo e fare un bel viaggio, tutti insieme. Certo, ogni aspetto era avvolto nell’incertezza. La precarietà però era stata la loro unica certezza. Dopo anni d’incessante lavoro, Monet, Renoir, Sisley, Degas, Cezanne, Pizzarro, con molti altri pittori, decisero di allestire una piccola mostra nel 1874. La sfida alle convenzioni era iniziata. Il Salone ufficiale si faceva forte dei più. La massa, attratta dalla grandezza, accorreva sempre più copiosa, fino all'inverosimile. Il 15 Aprile, alle 10 del mattino, al 35 di Boulevard des Capucines, aprì le porte la mostra di questi artisti anonimi. Presentarono molte opere, queste si d'arte. L’affluenza fu tutto sommato più che accettabile. La critica però era sempre agguerrita. Con intento dispregiativo, Louis Leroy, definì questi giovani pittori degli Impressionisti.


Lo scontro fra David e Golia si rinnovava a quei tempi anche nelle strade di Parigi. Il fatto è che, le cose che normalmente vediamo come svantaggi, hanno spesso anche dei punti di forza inattesi, che li rendono in fondo molto potenti. Quello che inizialmente viene percepito come un ostacolo può essere proprio il segreto del successo, quello vero. Io so bene cosa vuol dire centrare veramente i propri obiettivi. L’esempio anche degli Impressionisti dimostra alla perfezione che, è decisamente più efficace pescare in un piccolo bacino, piuttosto che perdersi nella grandezza di un oceano sconfinato. Il fatto è che ci confrontiamo con le persone intorno a noi, per capire noi stessi. Misuriamo quanto stiamo facendo male o bene in base agli altri. Se i nostri amici a Tahiti postano le loro foto, il racconto di un nostro viaggio in campeggio sembra banale. Se i colleghi ottengono aumenti salariali giusti, i nostri guadagni stagnanti non sembrano poi così grandi. Inoltre, i nostri livelli di felicità diminuiscono drasticamente quando ci rendiamo conto di essere in un gruppo di predatori. Così ci ammaliamo. Da qui inizia la rinuncia. Un problema con il Salone era che, l'accettazione dell’opera, la sua esposizione, non era garanzia di successo. La sala espositiva degli Impressionisti era un edificio alto, con dipinti ben allineati fino al soffitto. Gli spettatori vedevano i dipinti appesi. C’era bisogno di far trovare un nuovo punto di vista ai visitatori. L’impatto con l’opera doveva essere a livello degli occhi, molto vicino alla loro fronte. Questo vuol dire analizzare la questione che c’interessa fin nel dettaglio, non tralasciare alcun particolare, nulla va affidato mai al caso. Questo vuol dire mettersi in grado di poter riuscire, veramente. Si tratta di voler entrare nel gioco da protagonisti, fin dall’inizio. Ottenere una reazione sincera, in un ambiente affollato come poteva essere quello del Salone poteva essere molto complicato. Creare un proprio percorso verso il successo non è scontato e non è per tutti. Io so esattamente di cosa sto parlando. Quindi, la prima cosa che devi fare, è trovare la squadra giusta, per te. Il primo atto da compiere è vivere in un ambiente stimolante, per te. Senza perdere tempo con spiegazioni inutili, lascia immediatamente chi ti giudica per quel che non sei. Circondarti solo di persone sincere e leali. L’ambizione a tutti i costi non sono sempre è un vantaggio. Anzi. L’arrivismo ha molti lati oscuri. Ci sono studi scientifici a riguardo. Un ambiente convenzionalmente considerato migliore, rende molto più difficile ottenere il successo a cui si aspira autenticamente. Questo perché c’è molta più competizione. Tutti puntano così in alto da renderti impossibile affermarti per quello che sei. Fra inganni, tranelli e tradimenti, puoi rimanere soffocato in questo meccanismo perverso. Allo stesso modo, l’opzione due è deleteria. Vivere in un ambiente all'estremità opposta dello spettro della grandezza è altrettanto dannoso. Essere circondato solo da reclamatori specializzati, che si sono arresi da sempre al primo ostacolo, che si lamentano della prima stroncatura dei critici, senza trovare soluzioni utili, significa che probabilmente già si sono abbandonate le nostre stesse certezze. Il bello però è che, non è mai troppo tardi. Inizia dunque a osservare per bene la tua situazione attuale in cui sei ora. Spingiti fino al particolare. Se è favorevole a ciò che vuoi raggiungere bene. Si tratta semplicemente di cogliere un opportunità, magari non oggi stesso. Per questo posso capire che non ti senti appagato pienamente, ma non così tanto da farti arrendere. Se invece stai lottando ancora per pescare nell'oceano, il secondo atto da compiere subito, è di trovare un nuovo bacino più ristretto a cui attingere. Lascia il Salone. Crea la tua esposizione. Il fatto è che diamo sempre per scontato alcune cose. Lo facciamo per superficialità. Siamo convinti che provare a vivere una qualche situazione più grande di noi possa offrirci, prima o poi, delle migliori opportunità. Attenzione. Così facendo gli Impressionisti sarebbero morti tutti di fame, sarebbero stati per sempre messi al bando, nessuno li avrebbe ricordati. Giusto per capirci, per prendere le misure. Il pronipote di Monet, qualche anno fa, ha venduto un carteggio di qualche migliaia di lettere dell’artista, a un asta di Parigi, per oltre 1 milione di euro! Ora, se continui su questa strada anche tu, verso la grandezza, inevitabilmente, non solo qualcosa di spiacevole ti capiterà prima o poi anche al tuo fisco, ma non lascerai ai tuoi cari nulla, non gli darai alcuna possibilità di godersi questa vita, ricca di tesori inattesi. Quindi, non perdere i molti vantaggi che un ambiente raccolto e accogliente ti può dare. Parlando di affari, il termine esatto è segmento di mercato, meglio noto come nicchia. All’interno di un comparto, in cui ti senti a tuo agio, puoi trovare anche tu, se fai attenzione al dettaglio, lavorando con trasporto, la tua dimensione e il tuo conforto, immediatamente. Per fare un altro esempio. Senza fare nomi. Un mio conoscente, qualche anno fa, aveva vinto un concorso, in una così detta grande azienda, molto ambita. Sai quelle quotate in borsa. Bene. Migliaia erano i candidati che si erano presentati al concorso. I posti a disposizione erano veramente pochi. A parte il fatto che hanno dovuto pagare tutti sia l’invio della loro domanda, sia i spostamenti vari, è evidente che, una posizione del genere, una volta conquistata, sarai d’accordo con me, non solo può definirsi prestigiosa, ma come stipendio è anche molto allettante. Questo era quello che aveva spinto tutti al concorso. Il mio amico anche pensava questo. La sua eccitazione iniziale però, gradualmente, si è trasformata in una grande delusione. In un ufficio, con migliaia di altri dipendenti come lui, sentiva che stava vivendo una vita che non gli apparteneva. A parte l’incompetenza dilagante e la scarsa professionalità, soprattutto dei dirigenti, i suoi compiti non erano mai in linea con le sue qualifiche professionali. Gli impiegati più esperti non concedevano alcuna interazione professionale. C’era solo un gran parlare, a volume basso, più che altro nei corridoi, pieni di gente ben vestita, che andava avanti e indietro a piccoli gruppetti, incessantemente. Così era per tutto il giorno. Dopo circa un anno, questo mio amico, si è licenziato. Sgomento anche fra i suoi cari. Prima di essere assunto stava seguendo un suo progetto personale a cui, con il licenziamento, è ritornato con molto più entusiasmo, non solo perché aveva qualche soldino di più da investire. È stata una scelta insolita da fare. Divergente dalle convenzioni. Le persone, di solito, tendono a fare il contrario. Dopo qualche tempo, questo mio amico, il suo progetto l’ha realizzato. Ha fatto insomma la sua esposizione. La sua iniziativa, inizialmente, ha trovato qualche difficoltà, non era stata capita. Oggi, però, con la sua nuova impresa, ha più soddisfazione, anche a livello economico di quell'impiego standard. Questa esperienza gli ha dato poi una bella visibilità. Molte aziende di prestigio lo cercano, gli offrono, incarichi e compensi, inaspettati. Se mai si volesse guardare in giro, una posizione migliore, anche fra qualche anno, è assicurata. Ecco, tutto questo per dire che, è importante trovare il tuo bacino. Devi differenziarti. Non è semplice. Questo perché, a volte, si tratta di entrare in conflitto con lo status symbol imperante. Devi avere in te una gran forza d’animo. Certo, andare in mare aperto e fare una grande pescata, è una gran cosa. La speranza è comprensibile. Su questo l’uguaglianza è assicurata. La realtà però è che, le probabilità contro di te, aumentano esponenzialmente. Ogni centimetro che percorri verso queste tue grandi idee, ti esponi sempre più a un gran fallimento. È impossibile distinguersi in un ambiente altamente competitivo, l’abbiamo detto prima, soprattutto se ti basi su una presunta predestinazione, che dovrebbe tradursi in una determinata abilità, grazie a cui in un certo momento dovresti sopravanzare la persona affianco a te, che come te si nutre delle tue stesse credenze, che vuole arrivare proprio sulla tua stessa identica meta. Se poi mai riuscissi in quest’impresa disgraziata, è naturale che, nel prossimo confronto a venire, saresti tu la vittima predestinata. Ecco. La partecipazione è una cosa e il successo un altra. Non è questione di vincere. È l’affermazione di quello che sei. Cosa non scontata. Invece però di competere in un contesto tanto convenzionale, da definirsi squallido, meglio trovarsi un modo per differenziarsi. Faccio un altro esempio. Diciamo che sei stato ingaggiato da un azienda come responsabile delle vendite nel tuo territorio. Nel tuo ruolo sei coinvolto con il cliente, con i consulenti commerciali e quindi con i manager dell’azienda. Ti accorgi però che, il servizio che offri non è in linea con le esigenze del mercato. Così, il tuo ruolo, non avrebbe futuro. È una gran cosa, certo, interagire in un ambiente così prestigioso, ma non c’è alcuna speranza di sopravvivere. Qualunque impresa, senza il successo della sua forza vendita, è destinata a fallire. Allora, tu, fai un passo indietro e, di comune accordo con gli interessati, sulla base delle tua esperienza diretta, con i clienti e i tuoi collaboratori, sentita la direzione, realizzi, perché hai le competenze per farlo, il piano di sviluppo integrale dell’impresa, sulla cui base si potrà intraprendere tutti con gran successo. Fare un passo indietro, per i più vuol dire fallire, eppure, è il tuo vero primo passo verso il successo, per ottenere grandi soddisfazioni, queste si, reali, concrete e durature. Sono infatti solo le tue. Si tratta di dotarsi di una stratificazione di una serie di abilità, per gli altri modeste, che però si sommano l'una all'altra, nel tempo, per diventare sempre più preziose. Invece di puntare a essere il migliore in una cosa, il mio consiglio è di diventare bravo in più cose. Solo queste faranno di te una persona di successo. Io stesso, ho stratificato una molteplicità di esperienze, che mi hanno portato a essere quello che sono oggi. Per partecipare ai Giochi Olimpici, la massima manifestazione sportiva a cui ogni atleta ambisce, ho sviluppato e messo in atto delle abilità motorie vincenti, in quel contesto. Mi sono specializzato in una disciplina specifica, presentandomi nelle competizioni solo in quella specialità. C’erano avversari più forti e più grandi di me. Si. Certo. Moltissimi. Però io, applicando alcune tecniche specifiche, lavorando sui particolari che altri avevano considerato secondari, non avevo più rivali. Nessuno mi stava più dietro. Ancora oggi, con mia grande gioia, pratico quella stessa identica attività sportiva, quotidianamente. L’obiettivo non è più affermarmi, si tratta solo del mio benessere. So però cosa vuol dire avere successo. Ho cercato di trasferire questo mio sapere, anche nel percorso che mi ha portato alla laurea del vecchio ordinamento che ho ottenuto, con il massimo della votazione. Per arrivare a questo traguardo mi sono concentrato solo sulle mie abilità intellettuali. Certo. Tutto il resto era di contorno. Ho ripiegato poi su un bacino in cui ero certo di poter esser coinvolto, anche emotivamente. La mia strategia è risultata vincente. Di nuovo. Dopo master e abilitazioni professionali, ancora oggi pratico la mia specializzazione. Questo scritto anche lo dimostra. L’obiettivo ora non è più confermare le mie intuizioni, anche culturali, ma voler aiutare gli altri a definire, in primo luogo, i propri obiettivi, a ogni livello, anche personale, relazionale e/o sociale. Nella mia attività professionale dialogo tutti i giorni, molte volte al giorno, con imprenditori o presunti tali. Conosco le loro esigenze perfettamente, anche come persone. Li capisco. La mia consulenza è essenziale, stringente e concisa, solo perché ho sviluppato abilità di analisi, uniche, in un comparto specifico che abbraccia poi ogni attività dell’essere umano. Ecco. Questo solo per dire che, i risultati veri, si possono ottenere. Io sono cresciuto negli anni ’60 in una squallida periferia di Roma. Le difficoltà sono state tante. Solo però grazie a queste e, all'intersezione di competenze molteplici, a volte anche forzate, sono quello che sono oggi.


Dopo l’esposizione del 1874, degli Impressionisti s’iniziò finalmente a parlare. I critici c’erano certo, tuttavia, molti esperti d’arte s’interessarono al loro lavoro. Finalmente. L'arte degli Impressionisti iniziò a mettersi in mostra in tutto il mondo. Nel 1879, i dipinti di Renoir ebbero un successo planetario. Diversi anni dopo, anche Monet e tutti gli altri artisti, cominciarono a godere dei frutti del loro lavoro. Era ora. Oggi, i loro dipinti, vengono battuti alle aste per molti milioni di euro. Tutte le loro opere insieme hanno un valore più alto del Pil di alcuni fra i paesi più industrializzati del mondo. L’ho già detto, è naturale che tutti vogliono andare a pescare nel mare aperto, ci sono più probabilità di trovare il pesce più grande. È logico. Il fatto è che, questo accanimento, è molto diffuso. Ci si appiattisce in una posizione di genere. Meglio quindi iniziare a provare a primeggiare in un piccolissimo bacino. Poi, quando hai acquisito le nozioni con cui si può arrivare al successo, più volte, in bacini sempre più grandi, allora, se proprio vorrai, sarai pronto a fare anche la tua pesca in alto mare. Smetti di pensare in grande. Inizia a considerare che, le migliori opportunità, in questa nostra vita, vengono solo nella realizzazione stessa del tuo bacino. Insomma, per concludere, la meta che hai in cuor tuo, non è mai la cosa più importante, ciò che conta veramente è il viaggio che stai facendo per raggiungere quella meta e soprattutto con chi lo stai facendo. Non ti fare scrupoli, se pensi che sia per te importante approfondire questi temi, scrivimi subito una mail all’indirizzo fabdrbor@gmail.com magari ti posso indirizzare meglio per avviarti sulla via del tuo successo.  

ROMA.  2019 10 31.
Fabrizio dr Bortolon.  

N.B. I quadri che sono qui esposti, sono alcuni dei dipinti di mio padre, Vittorio. Subito dopo la metà dello scorso secolo, quando il mondo era già in fiamme, lui si dilettava con trasporto sincero tra pittura, arte e musica. Ho avuto così il privilegio, fin da giovanissimo, di poter osservare, conoscere, studiare e approfondire, sia le opere, sia la vita, degli artisti citati in precedenza e non solo. Mi rendo conto veramente, solo oggi, che sono cresciuto in un ambiente meraviglioso, altamente stimolante, anche dal punto di vista culturale e dunque intellettuale. Questa stessa storia è il fondamento saldo, su cui, il mio successo si poggia, da sempre. Ora ne sono pienamente consapevole. Sono grato per aver avuto tutti questi privilegi. Sono felice per non essermi mai tirato indietro di fronte ai molti stimoli, in alcuni casi  disorientanti, anche per un uomo maturo. Sono certo che l’essermi messo in gioco, già da giovanissimo, senza alcun timore, nei bacini che mi si presentavano, anche mio malgrado, mi abbia favorito in ogni fase della mia vita. Il bello di tutto questo è che posso attingere ancora oggi da quelle esperienze e, soprattutto, mi ci posso ritrovare, felicemente, sempre. Ora. Se anche tu vuoi ottenere il successo che meriti, anche nella tua attività, con la tua azienda, nell’avviamento della tua impresa, per realizzare il tuo progetto, veramente, rimanendo al passo con i tempi, puoi prendere in considerazione la mia consulenza. Scrivimi subito una mail all’indirizzo fabdrbor@gmail.com per allestire i primi due (2) atti del tuo successo.
        

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