Tutti pensano di fare grandi cose.
È
naturale. Grandi progetti. Grandi aspettative. Grandi speranze. Si tratta
proprio di una caratteristica che ci accomuna come essere umani. Se però
facciamo bene attenzione al significato dei termini che utilizziamo, questo vuol
dire che, nella grandezza, l’unica cosa certa è che tu, sei uno dei tanti. Preso
atto della situazione, non ti arrendi. Questo è sicuro. Sei uno tosto. Inizi così
a spararle grosse. Inevitabile. Vuoi fare la differenza. Giusto. È normale.
Fanno così anche gli altri. Per questo le spari sempre più grosse. Si tratta di
una tattica standard. Da sempre è così. Ecco allora, di nuovo, che, nel pensare
alla grande, nell’agire alla grande, nell’operare alla grande, sei come chiunque
altro e non fai quindi proprio nulla di grande! Molte persone, come te, stanno già
convergendo, proprio in questo momento, verso la tua stessa identica meta. Devi
esserne consapevole. Solo una strage, a cui per altro tu dovresti sopravvivere,
ti vedrebbe fra i favoriti. Violenze, attentati terroristici e guerre, servono a
questo, per affermare la grandezza di una parte che schiaccia l’altra sotto il
suo scintillante tallone di ferro. Un attimo però. Chiariamoci subito. Non sto
dicendo di abbandonare i tuoi progetti, le tue aspettative, le tue speranze. Il
fatto è che stai per affrontare una competizione fratricida, sterile e dunque
folle. Stai provando a pescare in mare aperto, con tutte le complicazioni del
caso. Sei attratto dalle grandi possibilità. Senza prendere in considerazione
la burrasca, la tempesta, il mare grosso, mesi interi senza poter toccare terra,
la possibilità del disorientamento, parti. Come chiunque altro.
Per farmi capire meglio, in
questo breve scritto, cercherò di aggiornarti su come, quando e perché, un
gruppetto di pittori disadattati, un paio di secoli fa, utilizzarono metodi non
convenzionali, in un ambito tradizionale, ottenendo il riconoscimento che
secondo loro dovevano avere. Pensavano non alla grande. Alla grandissima. Così
tanto, da lavorare fin dentro al dettaglio, sul particolare, per gli altri insignificante,
avendolo trascurato superficialmente.
A partire dalla tenera età, viene
insegnato a tutti noi di puntare sempre al meglio. In famiglia, a scuola, nello
sport, nella musica, con le amicizie e anche nell’amore, dobbiamo sempre primeggiare,
fare qualcosa di grande, per essere unici, originali e riconosciuti. Stessa
cosa quando cresci, lavori e intraprendi. Il fatto è che questa grandezza non è
proprio ciò di cui abbiamo bisogno. L’abbiamo già detto prima. È
qualcosa che fanno tutti, con tutti i mezzi, non c’è nulla di autentico, c’è
solo l’omologazione in quest’idea di grandezza. Ecco la difficoltà dei più. Frequentando
persone, luoghi e istituzioni, così dette di prestigio, stiamo definitivamente sabotando
la nostra possibilità di affermazione. Andiamo in ordine però altrimenti non ci
capiamo. A metà del 1800 Parigi era il luogo dove ogni artista che si definiva
tale, voleva vivere. Una meta ambita, dove nessuno voleva essere da meno. Questo
diventò ben presto un problema non indifferente. La competizione era serratissima.
In molti andarono in difficoltà. Al Cafè Guerbois, nel quartiere Batignolles, a
due passi da Monmatre, alcuni di questi artisti spiantati s’incontravano ogni
sera. Si trattava di Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Paul
Cézanne e Frédéric Bazille che, sotto la guida dell’attempato Édouard Manet, discutevano
animatamente e con trasporto genuino di arte, filosofia e amore. Ciò di cui
però avevano un disperato bisogno era di fare affari. Il 1863 fu l’anno in cui si
aprì uno spiraglio. Concentrarono tutta la loro attenzione per riuscire a
esporre le loro opere, nella mostra ufficiale del Salone delle Belle Arti al
Louvre che si teneva ogni due anni. Si trattava di un mostra d'arte molto
prestigiosa. Prima dell’annuncio della data dell’esposizione i più grandi
artisti d’Europa entravano già in competizione. Ognuno presentava i suoi
migliori dipinti, ma solo per essere presi in considerazione da un gruppo
ristretto di giudici. Solo le opere accettate sarebbero state appese nella sala
espositiva per ben sei settimane. Alla mostra, la gente si affollava attorno ai
loro artisti preferiti. I migliori pittori venivano premiati con medaglie. La
loro celebrità dipendeva spesso dal risultato ottenuto in quell’unico evento. I
migliori venivano compensati anche finanziariamente. Insomma, per un artista, a
quel tempo, il Salone del Louvre era tutto. Questione di vita o di morte. I
pittori disperati del Cafè Guerbois si facevano la stessa identica domanda di
tutti gli altri. Come poter esporre un dipinto al Salone. Negli anni precedenti
i loro quadri erano stati sistematicamente respinti. Sempre. Senza un opera presente
nella mostra non c’era alcuna possibilità di competere. Come dire, senza andare
in mare aperto, non c’è alcuna possibilità di fare una buona pesca. Nessuno s’interessava
al loro lavoro. Per i critici, il giudizio era unanime, le opere di quei
disperati erano solo uno scherzo della natura. Qualcosa però doveva essere
fatto. Monet stava morendo di fame. Renoir non aveva neanche un soldo per
inviare la lettera di richiesta per partecipare alle selezioni. Il problema con
il Salone era che le opere esposte erano molto tradizionali. I dipinti dovevano
essere creati meticolosamente, adeguatamente illuminati e caratterizzati da un
design convenzionale. Il pubblico si aspettava opere incentrate su soldati,
donne bellissime o animali della mitologia o della storia. Il piccolo gruppo al
Café Guerbois non vedeva però le cose in quel modo. Per loro, l'arte, era
esprimere scene della vita di tutti i giorni. Una donna mentre fa il bagno. Le
strade di Parigi. Il lungo Senna. Un giorno di pioggia. Un tramonto sul
lungomare, fiancheggiato da edifici. Barche a vela in movimento. Per loro, la
realtà stessa era l’arte. A differenza dei dipinti finemente curati del Salone,
il loro lavoro sembrava grezzo, ancora da finire e da mettere a punto. I colori
si separavano fra le pennellate. Quest’ultime
risultavano corpose e troppo marcate sulla tela, mentre la tradizione le
voleva ben confuse nell’opera stessa. La rappresentazione voleva mostrare la
vita reale. Lo stile artistico convenzionale era però tutt'altro che veritiero.
La finzione era la norma.
Comunque sia, quell’anno, migliaia
di opere furono scartate dalla commissione giudicatrice. C'è un limite a tutto. Le
proteste si fecero sentire così tanto che, Napoleone III° in persona, autorizzò
un esposizione parallela delle opere scartate. Al Salone dei Rifiuti riuscirono
a esporre anche Monet, Pissarro e Manet che però, con la sua opera Colazione
sull’Erba, suscitò uno scandalo inverosimile. Il quadro fu tacciato di
vergognosa indecenza. Le immagini classiche, secondo i critici più bigotti, venivano
trasfigurate licenziosamente. La situazione divenne incresciosa. L’imperatore
stesso s’interessò dell’accaduto. Dopo aver visto, di persona, il quadro disse
che, si trattava di un offesa diretta alla borghesia. Insopportabile. La mostra
prese una piega inaspettata dagli organizzatori. Critiche e derisione, degli
stessi parigini, decretarono l’insuccesso dell’esposizione non ufficiale e
quindi di tutti i loro artisti. Fra questi, la cricca del Cafè Guerbois su
tutti. La situazione però, per quest'ultimi, soprattutto dal punto di vista economico, si faceva sempre più drammatica.
Avevano fatto così tanti sacrifici per partecipare a quell’evento. Riponevano
molta speranza nel Salone. Fu un fallimento su ogni fronte. Il Salone ufficiale viceversa ebbe molto successo. Dal 13 Novembre 1864, per decreto imperiale, venne dunque realizzato ogni anno. La competizione s’iniziò a farsi ancora più serrata. Nel
1865, Manet riuscì a presentare un suo dipinto. Olympia. Ritraeva una bella e giovane prostituta,
nuda, che fissava con le sue pupille asimmetriche, chiunque la osservasse. La situazione era imbarazzante. Sorprendentemente, il Salone accettò il dipinto, rendendosi poi conto che era stato un errore imperdonabile. Il giornalista Antonin Proust
scrisse: "Solo le precauzioni prese dall'amministrazione hanno impedito
che il dipinto fosse forato e strappato". Mettere un nudo in un contesto così
classico era stato un azzardo. La situazione non era più accettabile, per
nessuno. Il gruppetto stesso degli artisti non convenzionali considerò le
opzioni a sua disposizione. La prima. Continuare a provare con il Salone. Incessantemente.
Un grande evento dalle proporzioni internazionali è una grande opportunità. Chi
fosse riuscito a farsi apprezzare li, sarebbe stato conosciuto subito in tutto
il mondo. Ricchezza e notorietà sarebbero stati garantiti in un attimo. La
realtà però non era stata quella. Ogni volta che esponevano le loro opere in
quel contesto, veniva sempre, immancabilmente massacrati, ogni volta, non solo
dai critici. La pesca in quel grande mare era stata sempre un fallimento. La
seconda. Lasciarsi andare. Gli attacchi erano veramente troppo pesanti. Si
scendeva anche sul personale. Aveva ragione chi era disgustato dal loro lavoro.
Meglio abbandonare. Farsi dimenticare. La pesca non faceva proprio per loro, men che meno andare a largo sul mare.
Meglio ritirarsi. Terza opzione. Provare a organizzare una propria esibizione. La
prima opzione era convenzionale, standard. Dovevano solo modificare il loro
stile, piacere agli altri, nulla di più scontato. La seconda, era legata più che
altro allo sconforto che fortemente si radicava nell’ipocrisia di coloro che
giudicavano le loro opere, senza comprenderne a fondo l’operato e la portata
innovativa. La terza, probabilmente, era l’unica che poteva garantire almeno la
promessa di una libertà artistica. Almeno si poteva prendere il largo e fare un bel viaggio, tutti insieme. Certo, ogni aspetto era avvolto nell’incertezza. La precarietà però era stata la loro unica
certezza. Dopo anni d’incessante lavoro, Monet, Renoir, Sisley, Degas, Cezanne,
Pizzarro, con molti altri pittori, decisero di allestire una piccola mostra nel
1874. La sfida alle convenzioni era iniziata. Il Salone ufficiale si faceva
forte dei più. La massa, attratta dalla grandezza, accorreva sempre più
copiosa, fino all'inverosimile. Il 15 Aprile, alle 10 del mattino, al 35 di Boulevard des Capucines,
aprì le porte la mostra di questi artisti anonimi. Presentarono molte opere, queste si d'arte.
L’affluenza fu tutto sommato più che accettabile. La critica però era sempre agguerrita. Con
intento dispregiativo, Louis Leroy, definì questi giovani pittori degli Impressionisti.
Lo scontro fra David e Golia si
rinnovava a quei tempi anche nelle strade di Parigi. Il fatto è che, le cose che normalmente vediamo come
svantaggi, hanno spesso anche dei punti di forza inattesi, che li rendono in fondo molto
potenti. Quello che inizialmente viene percepito come un ostacolo può essere proprio il
segreto del successo, quello vero. Io so bene cosa vuol dire centrare veramente i propri obiettivi.
L’esempio anche degli Impressionisti dimostra alla perfezione che, è decisamente
più efficace pescare in un piccolo bacino, piuttosto che perdersi nella
grandezza di un oceano sconfinato. Il fatto è che ci confrontiamo con le persone intorno a
noi, per capire noi stessi. Misuriamo quanto stiamo facendo male o bene in base
agli altri. Se i nostri amici a Tahiti postano le loro foto, il racconto di un nostro
viaggio in campeggio sembra banale. Se i colleghi ottengono aumenti salariali
giusti, i nostri guadagni stagnanti non sembrano poi così grandi. Inoltre, i nostri
livelli di felicità diminuiscono drasticamente quando ci rendiamo conto di
essere in un gruppo di predatori. Così ci ammaliamo. Da qui inizia la rinuncia.
Un problema con il Salone era che, l'accettazione dell’opera, la sua
esposizione, non era garanzia di successo. La sala espositiva degli
Impressionisti era un edificio alto, con dipinti ben allineati fino al
soffitto. Gli spettatori vedevano i dipinti appesi. C’era bisogno di far trovare
un nuovo punto di vista ai visitatori. L’impatto con l’opera doveva essere a
livello degli occhi, molto vicino alla loro fronte. Questo vuol dire analizzare
la questione che c’interessa fin nel dettaglio, non tralasciare alcun
particolare, nulla va affidato mai al caso. Questo vuol dire mettersi in grado di
poter riuscire, veramente. Si tratta di voler entrare nel gioco da protagonisti,
fin dall’inizio. Ottenere una reazione sincera, in un ambiente affollato come
poteva essere quello del Salone poteva essere molto complicato. Creare un proprio
percorso verso il successo non è scontato e non è per tutti. Io so esattamente
di cosa sto parlando. Quindi, la prima cosa che devi fare, è trovare la squadra
giusta, per te. Il primo atto da compiere è vivere in un ambiente stimolante, per te.
Senza perdere tempo con spiegazioni inutili, lascia immediatamente chi ti
giudica per quel che non sei. Circondarti solo di persone sincere e leali. L’ambizione
a tutti i costi non sono sempre è un vantaggio. Anzi. L’arrivismo ha molti lati oscuri.
Ci sono studi scientifici a riguardo. Un ambiente convenzionalmente considerato
migliore, rende molto più difficile ottenere il successo a cui si aspira autenticamente.
Questo perché c’è molta più competizione. Tutti puntano così in alto da renderti
impossibile affermarti per quello che sei. Fra inganni, tranelli e tradimenti,
puoi rimanere soffocato in questo meccanismo perverso. Allo stesso modo,
l’opzione due è deleteria. Vivere in un ambiente all'estremità opposta dello
spettro della grandezza è altrettanto dannoso. Essere circondato solo da reclamatori
specializzati, che si sono arresi da sempre al primo ostacolo, che si lamentano
della prima stroncatura dei critici, senza trovare soluzioni utili, significa
che probabilmente già si sono abbandonate le nostre stesse certezze. Il bello però è che,
non è mai troppo tardi. Inizia dunque a osservare per bene la tua situazione
attuale in cui sei ora. Spingiti fino al particolare. Se è favorevole a ciò che
vuoi raggiungere bene. Si tratta semplicemente di cogliere un opportunità, magari
non oggi stesso. Per questo posso capire che non ti senti appagato pienamente,
ma non così tanto da farti arrendere. Se invece stai lottando ancora per pescare
nell'oceano, il secondo atto da compiere subito, è di trovare un nuovo bacino più
ristretto a cui attingere. Lascia il Salone. Crea la tua esposizione. Il fatto
è che diamo sempre per scontato alcune cose. Lo facciamo per superficialità.
Siamo convinti che provare a vivere una qualche situazione più grande di noi possa
offrirci, prima o poi, delle migliori opportunità. Attenzione. Così facendo gli
Impressionisti sarebbero morti tutti di fame, sarebbero stati per sempre messi
al bando, nessuno li avrebbe ricordati. Giusto per capirci, per prendere le
misure. Il pronipote di Monet, qualche anno fa, ha venduto un carteggio di
qualche migliaia di lettere dell’artista, a un asta di Parigi, per oltre 1
milione di euro! Ora, se continui su questa strada anche tu, verso la
grandezza, inevitabilmente, non solo qualcosa di spiacevole ti capiterà prima o
poi anche al tuo fisco, ma non lascerai ai tuoi cari nulla, non gli darai
alcuna possibilità di godersi questa vita, ricca di tesori inattesi. Quindi,
non perdere i molti vantaggi che un ambiente raccolto e accogliente ti può
dare. Parlando di affari, il termine esatto è segmento di mercato, meglio noto
come nicchia. All’interno di un comparto, in cui ti senti a tuo agio, puoi
trovare anche tu, se fai attenzione al dettaglio, lavorando
con trasporto, la tua dimensione e il tuo conforto, immediatamente. Per fare un
altro esempio. Senza fare nomi. Un mio conoscente, qualche anno fa, aveva vinto un
concorso, in una così detta grande azienda, molto ambita. Sai quelle quotate in
borsa. Bene. Migliaia erano i candidati che si erano presentati al concorso. I
posti a disposizione erano veramente pochi. A parte il fatto che hanno dovuto
pagare tutti sia l’invio della loro domanda, sia i spostamenti vari, è evidente che, una
posizione del genere, una volta conquistata, sarai d’accordo con me, non solo può
definirsi prestigiosa, ma come stipendio è anche molto allettante. Questo era quello
che aveva spinto tutti al concorso. Il mio amico anche pensava questo. La sua
eccitazione iniziale però, gradualmente, si è trasformata in una grande delusione.
In un ufficio, con migliaia di altri dipendenti come lui, sentiva che stava
vivendo una vita che non gli apparteneva. A parte l’incompetenza dilagante e la
scarsa professionalità, soprattutto dei dirigenti, i suoi compiti non erano mai
in linea con le sue qualifiche professionali. Gli impiegati più esperti non concedevano
alcuna interazione professionale. C’era solo un gran parlare, a volume basso,
più che altro nei corridoi, pieni di gente ben vestita, che andava avanti e
indietro a piccoli gruppetti, incessantemente. Così era per tutto il giorno. Dopo
circa un anno, questo mio amico, si è licenziato. Sgomento anche fra i suoi cari. Prima di essere assunto stava
seguendo un suo progetto personale a cui, con il licenziamento, è ritornato con molto più entusiasmo, non
solo perché aveva qualche soldino di più da investire. È stata una scelta
insolita da fare. Divergente dalle convenzioni. Le persone, di solito, tendono
a fare il contrario. Dopo qualche tempo, questo mio amico, il suo progetto l’ha realizzato. Ha
fatto insomma la sua esposizione. La sua iniziativa, inizialmente, ha trovato
qualche difficoltà, non era stata capita. Oggi, però, con la sua nuova impresa, ha
più soddisfazione, anche a livello economico di quell'impiego standard. Questa esperienza gli ha dato poi
una bella visibilità. Molte aziende di prestigio lo cercano, gli offrono,
incarichi e compensi, inaspettati. Se mai si volesse guardare in giro, una
posizione migliore, anche fra qualche anno, è assicurata. Ecco, tutto questo
per dire che, è importante trovare il tuo bacino. Devi differenziarti. Non è
semplice. Questo perché, a volte, si tratta di entrare in conflitto con lo
status symbol imperante. Devi avere in te una gran forza d’animo. Certo, andare
in mare aperto e fare una grande pescata, è una gran cosa. La speranza è
comprensibile. Su questo l’uguaglianza è assicurata. La realtà però è che, le
probabilità contro di te, aumentano esponenzialmente. Ogni centimetro che
percorri verso queste tue grandi idee, ti esponi sempre più a un gran fallimento.
È impossibile distinguersi in un ambiente altamente competitivo, l’abbiamo
detto prima, soprattutto se ti basi su una presunta predestinazione, che
dovrebbe tradursi in una determinata abilità, grazie a cui in un certo momento
dovresti sopravanzare la persona affianco a te, che come te si nutre delle tue stesse credenze,
che vuole arrivare proprio sulla tua stessa identica meta. Se poi mai riuscissi in
quest’impresa disgraziata, è naturale che, nel prossimo confronto a venire, saresti tu la
vittima predestinata. Ecco. La partecipazione è una cosa e il successo un altra.
Non è questione di vincere. È l’affermazione di quello che sei. Cosa non scontata. Invece però di competere in un contesto tanto convenzionale, da definirsi squallido, meglio trovarsi un modo per differenziarsi. Faccio un altro esempio. Diciamo che sei stato
ingaggiato da un azienda come responsabile delle vendite nel tuo territorio. Nel
tuo ruolo sei coinvolto con il cliente, con i consulenti commerciali e quindi
con i manager dell’azienda. Ti accorgi però che, il servizio che offri non è in
linea con le esigenze del mercato. Così, il tuo ruolo, non avrebbe futuro. È
una gran cosa, certo, interagire in un ambiente così prestigioso, ma non c’è alcuna speranza di sopravvivere. Qualunque
impresa, senza il successo della sua forza vendita, è destinata a fallire.
Allora, tu, fai un passo indietro e, di comune accordo con gli interessati, sulla
base delle tua esperienza diretta, con i clienti e i tuoi collaboratori,
sentita la direzione, realizzi, perché hai le competenze per farlo, il piano di
sviluppo integrale dell’impresa, sulla cui base si potrà intraprendere tutti
con gran successo. Fare un passo indietro, per i più vuol dire fallire, eppure,
è il tuo vero primo passo verso il successo, per ottenere grandi soddisfazioni,
queste si, reali, concrete e durature. Sono infatti solo le tue. Si tratta di
dotarsi di una stratificazione di una serie di abilità, per gli altri modeste,
che però si sommano l'una all'altra, nel tempo, per diventare sempre più preziose.
Invece di puntare a essere il migliore in una cosa, il mio consiglio è di diventare
bravo in più cose. Solo queste faranno di te una persona di successo. Io stesso,
ho stratificato una molteplicità di esperienze, che mi hanno portato a essere
quello che sono oggi. Per partecipare ai Giochi Olimpici, la massima
manifestazione sportiva a cui ogni atleta ambisce, ho sviluppato e messo in
atto delle abilità motorie vincenti, in quel contesto. Mi sono specializzato in
una disciplina specifica, presentandomi nelle competizioni solo in quella
specialità. C’erano avversari più forti e più grandi di me. Si. Certo. Moltissimi.
Però io, applicando alcune tecniche specifiche, lavorando sui particolari che altri avevano considerato
secondari, non avevo più rivali. Nessuno mi stava più dietro. Ancora oggi, con mia
grande gioia, pratico quella stessa identica attività sportiva,
quotidianamente. L’obiettivo non è più affermarmi, si tratta solo del mio
benessere. So però cosa vuol dire avere successo. Ho cercato di trasferire
questo mio sapere, anche nel percorso che mi ha portato alla laurea del vecchio ordinamento che ho
ottenuto, con il massimo della votazione. Per arrivare a questo traguardo mi
sono concentrato solo sulle mie abilità intellettuali. Certo. Tutto il resto era di
contorno. Ho ripiegato poi su un bacino in cui ero certo di poter esser coinvolto,
anche emotivamente. La mia strategia è risultata vincente. Di nuovo. Dopo master e
abilitazioni professionali, ancora oggi pratico la mia specializzazione. Questo
scritto anche lo dimostra. L’obiettivo ora non è più confermare le mie
intuizioni, anche culturali, ma voler aiutare gli altri a definire, in primo
luogo, i propri obiettivi, a ogni livello, anche personale, relazionale e/o sociale. Nella
mia attività professionale dialogo tutti i giorni, molte volte al giorno, con
imprenditori o presunti tali. Conosco le loro esigenze perfettamente, anche
come persone. Li capisco. La mia consulenza è essenziale, stringente e concisa, solo perché
ho sviluppato abilità di analisi, uniche, in un comparto specifico che
abbraccia poi ogni attività dell’essere umano. Ecco. Questo solo per dire che,
i risultati veri, si possono ottenere. Io sono cresciuto negli anni ’60 in una
squallida periferia di Roma. Le difficoltà sono state tante. Solo però grazie a
queste e, all'intersezione di competenze molteplici, a volte anche forzate, sono
quello che sono oggi.
Dopo l’esposizione del 1874, degli
Impressionisti s’iniziò finalmente a parlare. I critici c’erano certo,
tuttavia, molti esperti d’arte s’interessarono al loro lavoro. Finalmente. L'arte
degli Impressionisti iniziò a mettersi in mostra in tutto il mondo. Nel 1879, i
dipinti di Renoir ebbero un successo planetario. Diversi anni dopo, anche Monet
e tutti gli altri artisti, cominciarono a godere dei frutti del loro lavoro. Era
ora. Oggi, i loro dipinti, vengono battuti alle aste per molti milioni di euro.
Tutte le loro opere insieme hanno un valore più alto del Pil di alcuni fra i
paesi più industrializzati del mondo. L’ho già detto, è naturale che tutti
vogliono andare a pescare nel mare aperto, ci sono più probabilità di trovare il
pesce più grande. È logico. Il fatto è che, questo accanimento, è molto
diffuso. Ci si appiattisce in una posizione di genere. Meglio quindi iniziare a
provare a primeggiare in un piccolissimo bacino. Poi, quando hai acquisito le
nozioni con cui si può arrivare al successo, più volte, in bacini sempre più
grandi, allora, se proprio vorrai, sarai pronto a fare anche la tua pesca in alto
mare. Smetti di pensare in grande. Inizia a considerare che, le migliori
opportunità, in questa nostra vita, vengono solo nella realizzazione stessa del
tuo bacino. Insomma, per concludere, la meta che hai in cuor tuo, non è mai la
cosa più importante, ciò che conta veramente è il viaggio che stai facendo per
raggiungere quella meta e soprattutto con chi lo stai facendo. Non ti fare
scrupoli, se pensi che sia per te importante approfondire questi temi, scrivimi
subito una mail all’indirizzo fabdrbor@gmail.com
magari ti posso indirizzare meglio per avviarti sulla via del tuo successo.
ROMA. 2019 10 31.
Fabrizio dr Bortolon.
N.B. I quadri che sono qui
esposti, sono alcuni dei dipinti di mio padre, Vittorio. Subito dopo la metà
dello scorso secolo, quando il mondo era già in fiamme, lui si dilettava con trasporto
sincero tra pittura, arte e musica. Ho avuto così il privilegio, fin da
giovanissimo, di poter osservare, conoscere, studiare e approfondire, sia le opere,
sia la vita, degli artisti citati in precedenza e non solo. Mi rendo conto
veramente, solo oggi, che sono cresciuto in un ambiente meraviglioso, altamente
stimolante, anche dal punto di vista culturale e dunque intellettuale. Questa stessa
storia è il fondamento saldo, su cui, il mio successo si poggia, da sempre. Ora
ne sono pienamente consapevole. Sono grato per aver avuto tutti questi
privilegi. Sono felice per non essermi mai tirato indietro di fronte ai molti
stimoli, in alcuni casi disorientanti, anche
per un uomo maturo. Sono certo che l’essermi messo in gioco, già da giovanissimo,
senza alcun timore, nei bacini che mi si presentavano, anche mio malgrado, mi abbia favorito
in ogni fase della mia vita. Il bello di tutto questo è che posso
attingere ancora oggi da quelle esperienze e, soprattutto, mi ci posso ritrovare,
felicemente, sempre. Ora. Se anche tu vuoi ottenere il successo che meriti,
anche nella tua attività, con la tua azienda, nell’avviamento della tua
impresa, per realizzare il tuo progetto, veramente, rimanendo al passo con i
tempi, puoi prendere in considerazione la mia consulenza. Scrivimi subito una
mail all’indirizzo fabdrbor@gmail.com
per allestire i primi due (2) atti del tuo successo.
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